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La mascherina

Io in Thailandia

Si torna indietro più o meno di un anno. Al viaggio in Thailandia, volo da Bologna, con scalo a Dubai e arrivo a Bangkok. Non appena arrivi vedi le persone con la mascherina, ma in Asia è normale. Aeroporto, metro e poi quel tragitto su un ponte per attraversare una strada a otto corsie. Non appena esci all’aria aperta, una nube di inquinamento ti avvolge – e tu che stai respirando quel sospiro di levità e serenità resa possibile dalle ferie – ne sei comunque felice. I tuoi polmoni stanno respirando un’aria diversa da quella solita dell’ufficio, della fabbrica, del magazzino, del centro di bellezza. Un’aria che sa di spezie, smog e umidità. Un po’ di aria diversa, una sigaretta e un drink di benvenuto. Una combo salva stress, diciamo.

Qualche giorno dopo il nostro arrivo, sentiamo la notizia di una turista non ammessa all’ingresso a Bangkok per un virus non ancora ben identificato. Tutti si comportano in modo normale, per cui noi continuiamo tranquilli il nostro tour e mettiamo in pratica la combo salva stress pedissequamente. Per la cronaca, le sigarette thai non sono così buone.

Una ragazza di Bangkok ci esorta a stare attenti e mettere la mascherina, perché l’inquinamento è già molto alto e con l’arrivo di questo nuovo virus, è meglio non rischiare. Noi però siamo in ferie, è un anno e mezzo che sogniamo di essere in maniche corte mentre tutti a casa indossano ancora il piumino. Ascoltiamo e vorremmo anche mettere in pratica il consiglio ma indossare una mascherina ci mette quasi in imbarazzo. Senza quasi.

Il viaggio continua su un’isola e si potrebbe riassumere citando Jovanotti: “E tutto é più tranquillo tutto è vicino. E non esiste traffico e non c’è casino.” Lui si riferiva alla notte, lo so, ma calza a pennello. Tutto procede tranquillo, appunto, si beve birra Leo e si mangia piccantissimo.

Arriva l’ultimo giorno di ferie. Siamo in aeroporto. Alcune persone indossano la mascherina, altri come noi, li guardano con stupore imbarazzato. In fondo, la compagnia aerea ci ha informati che non è necessaria, le autorità governative ci hanno chiesto di non farci prendere dal panico che, ancora, non c’è niente di cui preoccuparsi. Noi allora siamo seduti sulla nostra sedia scomoda, in un terminal dell’aeroporto, in attesa di imbarcarci. Per spezzare un silenzio che si protraeva da un po’ , suggerisco: “Ehi, andiamo nella farmacia e compriamo qualche mascherina da portare a casa come souvenir, così per ridere?”.

Marzo 2021. Suona il campanello – Si, chi è?- dall’altra parte un gentile accento straniero – Il corriere signora, basta che apra la porta e lascio nelle scale – rispondo – Grazie, buona giornata! -. 

Apro il portone di casa, scendo qualche scalino e porto le mani nei capelli raccolti e sussurro alzando gli occhi al cielo – La mascherinaaa!-.

Così da una battuta detta per scherzo si è arrivati ad un obbligo, anche nelle zone comuni dei condomìni. Si è passati dal fortemente consigliato, all’imperativo. Da un – Non fatevi prendere dal panico –  a – Seguite le linee guida, non assembratevi, non abbracciate, non stringete la mano ma toccatevi i gomiti, anzi no, salutatevi come farebbe Napoleone -. 

Un anno dopo, siamo nel bel mezzo di una campagna vaccinale. Ci si guarda di più negli occhi e le ricette si fanno online. Non è tutto da buttare. Ci sono tanti dubbi, tanti punti di domanda è vero, ma solo io sento un po’ di sollievo?

Giuro che al prossimo viaggio, di cui ho sia nostalgia che paura allo stesso tempo, non farò battute sarcastiche mentre sarò annoiata in un terminal.

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