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Sali, scendi o riparti?

pianta in controluce a primavera

Come dicevo nelle storie un paio di mesi fa, potrei tornare indietro nel tempo nei miei post e anche in questo caso ritorno con i ricordi a New York.

Esattamente a quando durante la lezione di inglese che frequentavo, un compagno di corso mi chiese se venivo veramente dalla Repubblica di San Marino. Vi lascio immaginare la mia faccia!

Durante questi corsi ma in qualsiasi primo giorno di qualsivoglia situazione, per rompere il ghiaccio, ci si presenta con una piccola storia su di se, in stile Miss Italia. Posso tranquillamente affermare che dopo anni e anni di queste presentazioni, ogni volta la cosa mi imbarazza e trovare le parole giuste per non sembrare scontati è difficile, figuriamoci in un’altra lingua che ancora non si mastica come si vorrebbe.

Iniziamo col puntualizzare che già mi ero emozionata perché non aveva detto solo San Marino, ma anche Repubblica e questo denotava una buona preparazione in cultura generale. Il plus era che a chiedermelo fosse un mio coetaneo nato in Colombia. Non perché fosse colombiano, suvvia, ma perché ero abituata a dover tirare fuori Google Maps per dare meglio l’idea di dove si trovi San Marino, mentre lui già lo sapeva.

Lo aveva studiato su un sussidiario delle elementari colombiane, probabilmente in uno di quei box di testo in cui si raccontato le curiosità del mondo. Io ero senza parole 🙂 e piacevolmente colpita.

Chiaramente poi al resto della classe ho dovuto dire il classico – San Marino is an indipendent State located in the heart of Italy, near Rimini, bus also close to Bologna or Florence, San Marino è uno stato indipendente che si trova nel cuore dell’Italia, vicino a Rimini, ma anche vicino a Bologna o Firenze. So benissimo che siamo lontani più di cento km sia dal capoluogo emiliano-romagnolo che da quello toscano, ma per dare un’idea realistica, son queste le città che bisogna tirare in ballo con i forestieri 😉 

Sono innumerevoli le volte in cui la persona che hai di fronte sgrana gli occhi, fa un sorriso ed esclama – Oh yes of course! Oh si certo! – quando in realtà non ne ha la benché minima idea.

Ogni sammarinese, quando deve rispondere alla fatidica domanda sulla sua provenienza, sa che si dovrà trasformare in un cantastorie per narrare l’origine dello Stato fra mito e leggenda. Per poi passare a citazioni storiche più attendibili, fino ad arrivare ad alcuni cenni di economia e finanza. Il mito del paradiso fiscale è duro a morire, you know.

Torniamo a quando ero a New York, a 6729 km ca. di distanza da casa. Quando cammini per le Avenues, cercando di non essere spintonato ma seguendo il tuo percorso, la domanda sull’esistenza ti sorge spontanea. Mi tornavano sempre in mente le frasi di Tiziano Terzani, quando diceva che viviamo con ritmi frenetici, sempre correndo senza prestare attenzione a ciò che ci sta attorno. Siamo tutti un po’ colpevoli, tutti abbiamo inveito contro un auto più lenta davanti a noi o contro un pedone troppo rilassato. Bisogna timbrare, fare tutto negli orari stabiliti e per un verso siamo giustificati. Non tutti possono delegare e dunque far incastrare i pezzi del puzzle diventa difficile. Eppure credo che a volte in questo correre, ci perdiamo dei pezzi importanti.

Quando la tua vita si ferma ad un binario, non per forza perché sei arrivato alla meta, ti chiedi se correre per prendere quel treno, obliterare il biglietto alla macchinetta, prenotare il posto in anticipo, ti chiedi se tutti quegli sforzi sono serviti a qualcosa o sono stati solo un tentativo di controllare il tempo che pian piano scorreva ai lati del tuo viso.

Ti chiedi se sia giusto continuare su quel treno o cambiarlo, perché alla fine chi l’ha detto che un’alta velocità sia migliore di un freccia argento se arriva sempre in ritardo? Personalmente ho sempre amato i regionali perché mi davano modo di leggere più pagine del libro che avevo con me, ma anche perché quando si fermava puntualmente nelle campagne al confine fra Romagna ed Emilia potevo perdermi nelle mie fantasie di quello che sarebbe stato della mia vita.

Quando sono partita per l’Interrail (qui trovate l’inizio dell’avventura), sul primo treno del viaggio, quello che partiva da Monaco, mi sono trovata di fronte un ragazzo che mi chiese dove andassi con quello zaino così grande e sproporzionato per me. Risposi che iniziavo l’Interrail e proseguimmo a parlare delle nostre passioni e ricorderò per sempre quelle parole: “Se vuoi farlo, un modo lo troverai”.

Ho pensato spesso a quelle parole, a quanto combaciassero un po’ con tutto nella vita. Se vuoi farlo,  sei pronto a calpestare qualsiasi selciato, saltare gli ostacoli, magari facendoti un po’ male ma pur di arrivarci, lo fai.

Non ci eravamo chiesti il nome, non importava, quello che importava in quel momento era il significato del discorso, sentirsi parte di qualcosa, di un progetto un pochino più grande del solo -fare il proprio dovere-. Per la cronaca lui lavorava in Thailandia per un’azienda molto importante ed era tornato a Monaco per le ferie estive a salutare la famiglia. Forse erano occhi di sognatori che si riconoscevano e ogni tanto ci penso se magari anche lui mi ha fatto quel discorso motivazionale per poi avere dei momenti di sconforto. Forse ci passiamo tutti e forse facciamo coraggio agli altri per farlo un po’ anche a noi stessi.

Proprio come quel box di curiosità su un sussidiario colombiano, quella frase detta da uno sconosciuto su un treno mi è rimasta impressa nella memoria e ogni volta me ne ricordo quando il treno della vita sembra non arrivare mai al binario giusto.

Allora, a volte è anche giusto scendere da quel treno e prenderne un altro. Chissà mai che arrivi prima a destinazione. 

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