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Sei polisessuale?

tazza colorata lgbt+

Ogni giornata ormai è dedicata a qualcosa. Il mondo social è scandito da questi calendari che ricordano quando è il Carbonara Day, lo Yoga day, il non-so-cosa-day. Non sapevo, ma a quanto pare, il 24 maggio è la giornata della visibilità pansessuale. Per pura coincidenza l’ho letto questa mattina mentre scrivevo di una conversazione che ho ascoltato senza volerlo sul treno, per il primo fine settimana fuori-porta dopo mesi.

Lo scorso weekend, dicevo, ho preso un treno, cosa che non accadeva ormai da non so quanto tempo. Ho esitato fino all’ultimo quando dovevo confermare il biglietto online, un’esitazione che mi ha colto di sorpresa. Eh, non ero più abituata. Quando poi ho confermato, ho scoperto in calce all’email che l’ansia più grossa dell’obliterazione non c’era più, perché – ora il biglietto viene controllato in modalità contactless – come la voce registrata ha puntualmente ricordato ad ogni partenza da una nuova stazione. 

Sono arrivata al mio posto, mi sono seduta e ho tirato fuori il mio Kobo su cui avevo scaricato, dalla mia biblioteca online, l’ebook di un libro cartaceo che sto leggendo ormai da mesi. I vantaggi della tecnologia. 

Ho fatto un video al finestrino mentre il paesaggio sfumava dietro di me, perché mi siedo sempre in direzione di corsa. Stare al contrario non mi infastidisce troppo ma se posso scegliere, mi piace l’idea di lasciar scorrere i fotogrammi dietro di me guardando avanti, piuttosto che tenere le spalle all’arrivo e vedere il punto di partenza allontanarsi sempre più. Potrebbe essere questa una definizione di ottimismo? Chi lo sa.

Ad ogni modo, dopo un po’ salgono due ragazzi sui sedici anni con lo zaino semi vuoto e si siedono dietro di me. Penso fossero di ritorno da scuola vista l’ora. All’inizio sono presa dal mio libro poi uno fa all’altro, senza abbassare la voce e parlando in modo molto tranquillo: “Posso chiederti una cosa?” e l’altro gli risponde “certo, spara”. Alché l’altro gli fa: “Quindi tu sei polisessuale? cioè dai la Letizia secondo me fa finta che le vada bene, ma non ne sono così sicuro”. L’altro senza esitare risponde: “Penso di si, ma cioè boh, non mi va di etichettare tutto, che poi a Letizia gliel’ho detto che oh, se le va bene è così, se no niente. Ma bro’ è cambiata anche lei, all’inizio era una fighetta ben pensante, ma adesso sta migliorando, se no, non ci starei. Comunque anche lei quando stiamo insieme, sta bene”. L’amico con una pacatezza da persona matura allora gli risponde: “Si certo però dai si vede che lei vorrebbe che tu mettessi le foto su Instagram mentre vi baciate o quelle robe li, secondo me finge che le vada bene..però hai fatto bene ad essere chiaro… Ma piuttosto c’è un’altra cosa che mi ha fatto rimanere, dicono che Chiara sia incinta, c’era pure quel programma -Non sapevo di essere incinta?- su Mtv dai. Oh vederlo alla tv non mi sembrava strano…invece adesso pensare che una nostra compagna di classe a 16 anni sia incinta… é strano, è un po’ che non viene a scuola”. L’altro allora gli fa: “Si lo vedevo anche io quel programma, fa strano si, in effetti non è più tornata in presenza ma segue in DAD”.  Il resto della conversazione viene interrotto dalla voce registrata e da altre conversazioni che si sovrappongono.

Il treno si ferma alla stazione e loro si alzano, uno dietro all’altro e si avviano per scendere con quella camminata mista a saltello di una persona che sta andando incontro alla vita adulta. Sono alti, il viso non ancora segnato dalla barba. Gli zaini sono mezzi vuoti, da riempire con le esperienze che verranno.

Hanno affrontato due argomenti con una leggiadria unica. Non hanno espresso giudizi, hanno parlato di come quelle situazioni li facevano stare. Di come non sia giusto etichettare tutto, mentre sia importante parlare di cosa ci fa stare bene e cosa no. Magari poi a casa o a scuola saranno terribili, inavvicinabili, anarchici, o nerd chi lo sa. Avevano parlato come neanche gli adulti a volte riescono.

Spero di chiarire alcuni dubbi. La bisessualità, la quale si definisce generalmente come attrazione verso 2 o più generi è un termine ombrello che include anche la poli e la pansessualità. Essere polisessuali significa avere attrazione o interesse sentimentale per tre o più identità di genere. Essere pansessuali significa provare attrazione o interesse sentimentale verso qualunque identità di genere. Le etichette non servono è vero, ma ci aiutano capire che il mondo non è solo bianco o nero.

Queste distinzioni non vanno confuse con l’essere poligami. La riuscita di una relazione monogama o poligama, è una scelta della singola persona. Non dimentichiamo che ci sono anche coppie etero che scelgono la poligamia, consensualmente si capisce. Avere un amante all’oscuro del nostro partner non fa di noi dei poligami, ma degli adulteri. Se invece una coppia accetta le relazioni extraconiugali, di comune accordo, si può parlare di poliamore.

Così come una luce bianca che attraversa un prisma ne fa fuoriuscire i sette colori fondamentali, ecco che dal concetto di sessualità, ne possono scaturire di diverse. Il fatto di non conoscerle può spaventare, stupire anche indignare. Bisogna riconoscere la realtà delle cose, ci sono persone che provano queste attrazioni e non vi è nulla di sbagliato o da correggere.

Il diverso fa paura, da sempre. Forse perché ci obbliga a pensare, a riflettere su come la fuori siamo più di sette miliardi di persone, ognuno col suo carattere e personalità. Pensare di essere tutti uguali, ci equivale a degli automi. Riconoscere le sfumature ci rende umani.

Non so se quei due ragazzi vivranno la loro vita sempre con la stessa curiosità e pacatezza. Glielo auguro però, perché dove non c’è giudizio a priori, non c’è paura di comunicare. Dove non c’è paura di comunicare, c’è conoscenza. Dove c’è conoscenza, c’è libertà.

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